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	<title>Politiche economiche Archivi - Il Caffè Keynesiano</title>
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	<description>UN SORSO DI ECONOMIA PER LA PAUSA QUOTIDIANA</description>
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	<title>Politiche economiche Archivi - Il Caffè Keynesiano</title>
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		<title>Una proposta per battere l&#8217;inverno demografico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Porcaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Apr 2024 14:56:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica Italiana]]></category>
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		<category><![CDATA[Scelte economiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quante volte si è dire che l&#8217;Italia è &#8220;Un Paese di Vecchi&#8221;? Tante, forse troppe....</p>
<p>L'articolo <a href="https://ilcaffekeynesiano.it/2024/04/09/una-proposta-per-battere-linverno-demografico/politica-italiana/">Una proposta per battere l&#8217;inverno demografico</a> proviene da <a href="https://ilcaffekeynesiano.it">Il Caffè Keynesiano</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Quante volte si è dire che <strong>l&#8217;Italia è <em>&#8220;Un Paese di Vecchi&#8221;</em>?</strong> Tante, forse troppe. Non per niente <strong>siamo il terzo Paese più anziano al mondo</strong>. Ma, questa etichetta, seppur indichi in modo indiretto anche una situazione di più generale arretratezza tecnologica e soprattutto culturale, può in realtà &#8211; proprio attraverso questi caratteri &#8211; nascondere un approccio per risolvere alla radice il problema, almeno nel lungo termine.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I numeri dell&#8217;inverno demografico</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo i dati <strong>Eurostat</strong> si prevedeva un calo delle nascite che (comprendendo compensazioni attraverso l’immigrazione) <strong>porterà ad una popolazione di 50 milioni di italiani entro fine secolo</strong>, e questo non considerando peggioramenti aggiuntivi nei prossimi anni. Secondo i numeri del nostro Istituto di statistica (<strong>ISTAT</strong>) <strong>si profila invece un quadro ancora più drammatico</strong>, con una popolazione che arriverà ai 45 milioni prima della fine del secolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una contraddizione generazionale enorme, dove <strong>in poco più di un secolo si è passati dalla più numerosa ondata di nascite mai registrata in Italia, quella del secondo dopoguerra, al dimezzamento della popolazione</strong>. Contraddizione ancor più grande se si immagina che in quell&#8217;arco temporale gli italiani e l&#8217;Italia sono passati dall’essere popolazione emigrante a meta di immigrazione e da Paese da ricostruire a potenza mondiale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1948 ci furono 1.005.851 nascite, nel<strong> 2022 invece ce ne sono state 392.598. Nel 48&#8242; il tasso di natalità era di 2,83 figli per madre mentre nel 2022 era di 1,24</strong>, per mantenere stabile la popolazione servirebbe un tasso pari a 2,1. A questo è giusto aggiungere come la speranza di vita alla nascita (fortunatamente) sia aumentata passando da 65,5 anni nel 1959 a 81 anni per gli uomini nel 2019. Una situazione numerica incredibile i cui effetti si trasportano su tutto il sistema economico. Un Paese più vecchio ha sia diverse esigenze (costi) che diverse capacità produttive (ricavi).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le reali cause dell&#8217;inverno demografico</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dati questi numeri è però necessario analizzarli e studiare anche altro, e non fermarsi ai soli fatti immediatamente diretti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Partendo dal più immediato però, iniziamo a contestualizzare la situazione e lo facciamo chiarendo che <strong>quello italiano è uno dei casi più frequenti</strong>, ovvero quello di un Paese che inizia ad avere un invecchiamento della popolazione associato al progredire della società e dell&#8217;economia (l’ultimo arrivato ad affrontare il medesimo problema è la Cina). Le ragioni sono molteplici, come ad esempio il miglioramento della situazione sanitaria, i cambiamenti nei desideri di vita personali dei singoli, l&#8217;aumento dei costi necessari per sostenere una famiglia, i cambiamenti degli stili di vita e così via. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Italia è nell&#8217;ultimo secolo passata dall’essere un Paese prevalentemente agricolo ad uno i cui punti forti sono la chimica, l’ingegneria e così via &#8211; ossia da un&#8217;economia a bassa ad una ad alta specializzazione &#8211; e da uno stile di vita familiare incentrato sulla sussistenza ad uno sul benessere personale-generazionale. Quindi a primo impatto possiamo un po&#8217; tranquillizzarci, non siamo gli unici ad affrontare questo problema e, come detto, lo vivono anche altri Paesi con economie anche più grandi delle nostre, come il Giappone.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;invecchiamento della popolazione e la società che cambia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Detto ciò, però, questo non significa che non sia affatto necessario trattare la situazione come un problema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo stesso arco temporale i sistemi burocratici ed economici dello Stato sono completamente cambiati insieme alla società, <strong>oggi lo Stato ha un ruolo e un dovere di gran lunga maggiore rispetto a quanto non lo avesse immediatamente dopo la Seconda Guerra Mondiale</strong> o anche prima, e ciò significa che il sistema sociale non può sostenere e affrontare i &#8220;vecchi problemi&#8221; come li si sarebbero affrontati prima. C&#8217;è bisogno di una soluzione nuova, più strutturata, più territoriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa è a tutti gli effetti la prima crisi demografica dello Stato Sociale (o Post-Sociale).</p>



<p class="wp-block-paragraph">E da questo punto iniziamo ad approfondire ed allargare lo sguardo. Osservando i dati ISTAT vediamo come (insieme a tanti altri problemi) il calo demografico inizi negli anni 90&#8242;. In questo stesso periodo l&#8217;Italia ha iniziato la sua generale era di stagnazione, da ricondurre l&#8217;inizio dell&#8217;invecchiamento della popolazione. In questo stesso tempo <strong>l&#8217;Italia ha smesso di investire, di svilupparsi, di riformarsi in modo strutturale, alimentando conseguentemente la nascita dell&#8217;insostenibilità di un sistema produttivo e sociale basato sui pilastri costruiti fino ad allora.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">E&#8217; cambiato il modo di investire dello Stato italiano</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema pensionistico è tra le manifestazioni più evidenti del blocco, un sistema che si basa sul ricambio generazionale per il ciclo di sostegno reciproco e che collassa senza la base lavoratrice sottostante. Ma non è l&#8217;unica parte del complesso economico a risentirne ovviamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se un apparato si è col tempo espanso e ramificato per dare un certo livello di servizio, questo livello non potrà certamente essere garantito con un numero minore di personale per una popolazione che è col tempo cresciuta, qui la manifestazione più evidente si ha nel sistema sanitario ma visibile anche altrove.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un fattore questo, che insieme ad altri (in primis a <strong>un&#8217;evasione fiscale elevata</strong>)<strong> porta ad una situazione dove i costi superano di gran lunga i ricavi </strong>(non solo economici) portando questi apparati ad essere visti col tempo come delle spese invece che strutture operative. <strong>La soluzione nel breve termine è quindi diventata quella di tagliare le spese</strong>, tagliare i costi di una struttura che non ha modo di essere mantenuta con l&#8217;andamento attuale del sistema economico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E questo danneggia a sua volta la società in modo tale che diventi ancora più difficile uscire da questa situazione ormai diventata un cane che si morde la coda: Sistema Sociale troppo costoso, poca forza lavoro, insostenibilità di far fronte alle spese, taglio di quest’ultime a danno del sostegno sociale delle persone, le quali, a loro volta tagliano anch’esse le spese, e così via.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una soluzione è ancora possibile: investire</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La crisi sembra insuperabile, senza via d&#8217;uscita, ovunque la si cerchi. Eppure, forse la soluzione è così &#8220;semplice&#8221; da esserci sfuggita: la ragione per cui tutto è cominciato e<strong> il fattore su cui soprattutto l&#8217;Italia è rimasta indietro può essere la soluzione. Investire.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Una parola detta così, scollegata, può sembrare troppo generica e senza fondamenti, ma non è necessariamente questo il caso. In effetti cosa si intende con &#8220;investire”?, ci sono modi e modi per spendere i soldi. Bisogna farlo nel modo giusto, nei giusti luoghi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per primo si potrebbe <strong>investire massicciamente nell&#8217;istruzione, nella lotta all&#8217;evasione scolastica e nello sviluppo tecnologico</strong>, una persona più istruita, più formata produce di più a parità di tempo, è capace di usare strumenti migliori e minimizzare il suo sforzo e magari nel lungo andare e nell&#8217;aggregato costare meno dell&#8217;attuale sistema. Inoltre, una persona più istruita ha abitudini migliori e più salutari, necessitando di meno cure anche in età avanzata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma bisogna fare anche altro, <strong>investire in quelle necessità che richiedono i moderni stili di vita e familiari, come in servizi per l&#8217;infanzia che garantiscano la possibilità a più persone di lavorare senza rinunciare alla famiglia</strong> (aumentando la base lavoratrice e contrastando anche il famoso gender-gap).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Investire in un sistema di trasporto moderno, che minimizzi i costi temporali e salutari e recuperi anche le zone periferiche. Un sistema sanitario mirato alla prevenzione invece che alla cura &#8211; prevenire è meglio che curare non è solo un detto antico. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il fattore Tempo e il dialogo tra generazioni</h2>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è infine un&#8217;ultima cosa da dire poi per rendere ancora più chiara l&#8217;immagine. Queste riforme se fatte in modo giusto e nei giusti tempi saranno aiutate dal Tempo stesso. Prima ho detto che questa è la prima crisi demografica dello Stato Sociale. Non l&#8217;ho detto per pura retorica, ma per evidenziare il fatto che <strong>molte di quelle persone che hanno usufruito di questi frutti sono ormai nati diverso tempo fa.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I maggiori beneficiari, che sono anche le generazioni più numerose, inizieranno nel prossimo tempo un processo di decrescita, che unito alle giuste riforme può spingere l&#8217;Italia (come tutto i Paesi sviluppati) fuori dalla crisi demografica. Ma il tempo è limitato. Una cosa che ci insegna da tanto il dio mercato è che chiunque non investa ed evolva è destinato a perire nel lungo andare, ma forse non abbiamo mai veramente studiato la lezione da più prospettive.</p>
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